Golan: “Date a Cesare ciò che è di Cesare… e ad Israele ciò che è di Israele” se aiuta a contrastare l’Iran.

Dopo 52 anni di occupazione da parte dello Stato d’Israele, le Alture del Golan sono state ufficialmente riconosciute come parte del territorio della nazione ebraica da parte dell’amministrazione americana.

L’atto del Presidente Donald J. Trump va a creare un precedente di dimensioni enormi e dalle implicazioni ancora più grandi, aprendo la strada a successive azioni da parte di Stati ostili agli USA e all’Occidente, ma potrebbe esserci più di un semplice “amore per Israele” (più volte dimostrato durante l’attuale presidenza).

Il 25 Febbraio, un mese esatto prima del riconoscimento del Golan come terra israeliana, il Presidente della Siria, Bashar al-Assad, si era recato a Teheran per un incontro di alto profilo con Ali Khamenei, la “Guida Suprema” della Repubblica Islamica d’Iran.

L’importanza dell’incontro, durante il quale – stando ad Al-Jazeera – si sarebbe trovato un accordo riguardo la continuazione dell’attuale cooperazione bilaterale, è resa palese dal fatto chesia la prima visita in Iran e la terza visita di stato all’estero di Assad dall’inizio della guerra civile, ben 8 anni fa. Forse, però, ci sarebbe qualcos’altro dietro la cortina di belle parole dei due leader.

Stando a quanto riporta Debka, all’incontro sarebbero stati presenti anche un consigliere molto vicino ad Hassan Nasrallah, capo di Hezbollah, e Qasem Soleimani, leader di Al-Quds e comandante dello scacchiere medio-orientale dell’esercito iraniano.

Sempre stando a Debka, durante l’incontro si sarebbe discusso di possibili passi per l’annessione del Libano alla Siria. Per quanto l’ipotesi possa sembrare azzardata, va ricordato come la Siria ha sempre nutrito velleità di espansione territoriale proprio attraverso l’annessione del piccolo stato mediterraneo, volontà palesatasi tra gli anni ’70 ed ’80, periodo durante il quale la Siria dette inizio ad un’occupazione militare del Libano, durata sino al 2005. Le motivazioni sono essenzialmente pan-arabiste, e condividono con l’opposizione a Israele l’idea che i confini della Siria si estendano alla Palestina, al Libano, e a parti dell’Iraq (Il progetto della “Grande Siria”).

Il probabile supporto iraniano alla possibile volontà siriana di annettere il Libano si può, alla luce delle azioni iraniane nella regione negli ultimi tempi, vedere in più modi, seppur principalmente due: prima di tutto, come un tentativo da parte dello stato degli Ayatollah di posizionarsi come attore di primo piano nella regione, senza però esporsi più del dovuto; in secondo luogo, come un tentativo di espugnare un’altro avamposto importante nella ‘guerra fredda senza fine’ fra Iran e Arabia Saudita.

Detto ciò, il recente riavvicinamento fra gli Stati Uniti e Israele – con azioni e concessioni senza precedenti ma con grandi ripercussioni – si può vedere come sia una mossa essenzialmente anti-iraniana, mirata a ricreare quell’equilibrio fra le potenze della regione che aveva permesso di mantenere in relativa calma sauditi ed iraniani.

La mossa potrebbe, inoltre, aiutare a reinserire gli Stati Uniti nella politica medio-orientale in una posizione dominante, recentemente perduta, e causare un allontanamento fra Israele e gli Stati arabi, ai quali si era avvicinato nel recente passato, due situazioni verificatesi anche, e soprattutto, grazie al ‘disengagement’ americano dalla Regione sotto Obama.

A prescindere dalle varie letture possibili, però, il riconoscimento del Golan è una mossa che avrà ripercussioni sulla politica internazionale, mediorientale e non solo, per decenni.

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