Unità della US Navy attraversano lo Stretto di Taiwan. Gli Stati Uniti difendono l’autonomia di Hong Kong e l’indipendenza di Taiwan

Gli Stati Uniti sono sempre più decisi ad accrescere la propria influenza in estremo oriente in modo da creare un contrappeso allo strapotere cinese.

Lo scorso venerdì, il Vicepresidente Mike Pence ha incontrato, presso la Casa Bianca, Anson Chan, una delle voci più importanti dell’opposizione democratica all’interno del territorio autonomo di Hong Kong contro il regime della Repubblica Popolare Cinese.

Hong Kong era diventata una colonia britannica durante le ‘guerre dell’Oppio’, ed è stata restituita dal Regno Unito alla Cina nel 1997 con un accordo comprendente diverse garanzie (politiche, economiche e civili) che la rendono di diritto una regione autonoma all’interno del territorio cinese. Basti pensare che la valuta di Hong Kong non è il renminbi, come in Cina, ma il dollaro, che è a cambio fisso con quello statunitense; inoltre la lingua ufficiale della regione non è il cinese mandarino ma l’inglese.
Tuttavia, non sono mancati i tentativi di ingerenza politica di Pechino nei confronti di Hong Kong. Negli ultimi tempi, ad esempio, il presidente cinese Xi Jiping si è opposto all’indizione di libere elezioni per rinnovare l’esecutivo della regione speciale, una violazione illeggitima verso l’autonomia politica di Hong Kong e verso la libertà dei suoi cittadini, una questione che a Washinghton è sempre stata a cuore.

All’inizio di questa settimana, gli Stati Uniti hanno anche autorizzato la fornitura di oltre 60 caccia F-16 all’isola di Taiwan. La stessa richiesta era stata bocciata, nel 2011, dall’amministrazione Obama, per non far indispettire Pechino. L’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca ha rinvigorito, invece, i rapporti tra Washinghton e Taipei, ciò è anche dimostrato dalla terza traversata dello stretto di Taiwan, effettuata dal cacciatorpediniere lanciamissili USS Curtis Wilbur, da parte di una nave della US Navy, in una nuova dimostrazione dell’accresciuta attività militare statunitense nell’area del Mar Cinese meridionale.

Un comunicato diffuso dal dipartimento della Difesa degli Usa inquadra il passaggio delle unità nell’ambito delle operazioni di “libertà della navigazione” effettuate dagli Stati Uniti nella regione:

Il transito delle navi attraverso lo Stretto di Taiwan dimostra l’impegno degli Usa per un Indo-Pacifico liberto e aperto. Gli Stati Uniti continueranno a volare, navigare e operare ovunque il diritto internazionale lo consenta.

Washington sembra voler riportare in auge una strategia tutta reaganiana. Si tratta con la Cina negoziando un importante accordo commerciale, le trattative stanno proseguendo, portate avanti dal Rappresentante per il Commercio Bob Lighthizer e dal Segretario del Tesoro Steve Mnuchin, che si sono recati a Pechino lo scorso giovedì. Si tratta per far rivestire alla Cina un ruolo di mediazione nei confronti della Corea del Nord, affinché faccia pressioni per portare Pyongyang al disarmo nucleare, ma allo stesso tempo si bastona quando la Cina minaccia i suoi ex-territori o i territori autonomi al suo interno, si prendono le loro difese e si provvede fornendo loro i necessari armamenti a scopo deterrente e proseguendo con le sanzioni economiche fino a che Pechino non onorerà gli impegni presi.

La Cina negli ultimi anni non ha solo ripetutamente violato gli accordi riguardanti l’autonomia di Hong Kong, parliamo dell’accordo del 1984 con il Regno Unito e della Legge fondamentale del 1990, che ha aperto poi la strada al passaggio di consegne nel 1997. La Cina ha ripetutamente minacciato l’isola di Taiwan, la cui sovranità è largamente riconosciuta a livello internazionale. Non solo, sta ripetutamente violando gli accordi presi con gli Stati Uniti e con altri paesi che hanno favorito l’ingresso di Pechino nell’Organizzazione Mondiale del Commercio: innalzando barriere non tariffarie al commercio, portando avanti attacchi informatici contro le compagnie statunitensi e perserverando nella militarizzazione delle isole nel Mar Cinese Meridionale.

Insomma, ancora una volta, siamo ben lontani dai proclami e dalle genuflessioni dell’amministrazione Obama.

 

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