Il tentativo di annullare le elezioni del 2016 è fallito! La storia va avanti. I ‘Never Trumpers’ No.

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Bene, mi mancheranno le incursioni della SWAT a tutta potenza all’alba contro attempati faccendieri politici come Roger Stone e Paul Manafort. E’ stata una cosa davvero molto garbata per la CNN, essere stata parcheggiata lì fuori dalle case di quelle sfortunate vittime, in modo che il pubblico televisivo di tutto il paese potesse essere edificato da queste esibizioni del potere coercitivo dello stato in azione. Il signor Mueller avrebbe potuto semplicemente chiedere ad uno dei suoi 17 prosecutors simpatizzanti di Obama e di Hillary di fargli uno squillo e chiedergli di fare un salto al quartier generale. Ma non sarebbe stato altrettanto drammatico, costoso e crudele.

Tutte le cose belle finiscono, comunque, e ieri, dopo 674 giorni, l’inchiesta del Procuratore speciale Robert S. Mueller, straordinario G-Man (“uomo del governo”), si è finalmente conclusa quando ha depositato il suo tanto atteso rapporto al Procuratore Generale, William Barr.

Per quanto riguarda la relazione, so esattamente quanto voi, Rachel Maddow, Jim Acosta, Anderson Cooper ed i loro colleghi del ‘Quarto Stato’, cioè niente.

Non è affatto certo che sapremo mai tutto ciò che c’è nella relazione. Dal momento che la legge proibisce la diffusione di informazioni potenzialmente dannose su persone indagate ma non accusate di un crimine, ci sono necessariamente ampie sezioni del rapporto che rimarranno per sempre sotto chiave, specialmente ora che James Comey e Andrew McCabe non sono più all’FBI per farle fuoriuscire.

Tutto quello che sappiamo veramente a questo punto non riguarda i contenuti del rapporto di per sé, ma piuttosto l’azione futura dello Special Counsel. Non ci saranno più incriminazioni.

Come quell’annuncio deve aver punzecchiato la Fraternità dei ‘NeverTrump’. Lì erano, rannicchiati attorno ai tweet di Bill Kristol negli ultimi due anni, pregando, predicendo, posticipando che molto presto, ogni giorno infatti, Robert Mueller sarebbe sceso in mezzo a loro, il deus ex machina attraverso la cui strumentalità sarebbero stati finalmente liberati dall’incubo di Donald Trump e dai suoi inaccettabili record di robusta crescita economica, di centinaia di nomine di giudici costituzionalmente-orientati, di salari crescenti, di disoccupazione storicamente bassa, di un habitat normativo più razionale e favorevole alle imprese, di legami più profondi con Israele, di un esercito rivitalizzato e di una seria attenzione alla nostra crisi dell’immigrazione ed alla crescente minaccia di una Cina attivista in espansione. Sì, è stato un brutto biennio per i ‘NeverTrumpers’.

E anche se Robert Mueller ha appeso i suoi speroni, i loro travagli non sono ancora finiti. Il signor Mueller incriminò una manciata di individui e tre società russe. Estrasse sette colpevoli da varie persone vicine, o precedentemente vicine, al presidente Trump, dal filibustiere Michael Cohen, un tempo avvocato personale di Trump, a Michael Flynn, per un breve periodo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, prima che fosse destituito dall’FBI e rovinato finanziariamente dalle spese legali de il-processo-è-la-punizione.

La cosa davvero splendida delle accuse di Mueller, però, è che nessuna riguarda l’argomento apparente della sua indagine, cioè: l’eventuale collusione tra la campagna di Trump e i russi per rubare le elezioni del 2016.

La domanda è, comunque, cosa verrà dopo? Lo scorso maggio, in queste pagine, scrivendo sugli sforzi di Devin Nunes, allora Presidente del Comitato di Intelligence della Camera, per arrivare al fondo degli imbrogli che avevano provocato l’inchiesta di Mueller, ho scritto che:

Ciò che viene esposto è il più grande scandalo politico nella storia degli Stati Uniti: lo sforzo da parte degli apicali – quanto posizionati in alto esattamente ancora non lo sappiamo – membri di una amministrazione disposti a mobilitare i servizi di intelligence ed il potere di polizia dello stato per spiare e distruggere prima la candidatura e poi, quando ciò non ha funzionato, l’amministrazione di un rivale politico.

John Brennan, James Clapper, James Comey, Sally Yates, Andrew McCabe, Peter Strzok, Lisa Page, John McCain, Christopher Steele, Glenn Simpson e altri hanno fatto del loro meglio per annullare i risultati delle elezioni del 2016. L’inchiesta Mueller era la loro arma non così segreta sulla quale riponevano grandi speranze.

Sfortunatamente per loro, è stato sempre più chiaro, per qualche tempo, che Robert Mueller stava venendo a mani vuote, almeno sul compito principale, che era quello di spodestare il Presidente. Di qui gli sforzi recentemente stimolati dal Rep. Jerrold Nadler (D) e altri per costruire una “polizza assicurativa” nella forma di reati ‘impeachable’ (cioè, perseguibili con l’Impeachment) che potrebbero essere portati contro il Presidente, horribile dictu, nel caso gli sforzi di Robert Mueller per la decapitazione fallissero. Come ho scritto qui poche settimane fa, “nessuno di quelli che non si chiamano Bill Kristol ora pensa che il costoso intrattenimento di Mueller pubblicherà qualche accusa contro il presidente.” Tuttavia, Nadler e i suoi colleghi hanno aperto una vasta indagine sulla corruzione, in una ricerca disperata di informazioni compromettenti tratte dai precedenti rapporti d’affari di Donald Trump che potrebbero costituire la base per i capi d’accusa per l’Impeachment.

È una commissione di pazzi. Quel capitolo è chiuso. Potrebbero esserci alcuni sguardi all’indietro mentre la storia avanza, ma andando avanti sarà così, e non sarà in una direzione che piacerà alla Fratellanza dei ‘NeverTrump’ e alla congrega degli anti-Trump nei media e nel governo. Ed eccoci appena un giorno dopo che Mueller ha calciato la sua relazione sopra la traversa di Main Justice (la sede del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti n.d.r.) che stiamo ricevendo titoli come questo: “Mentre la collusione della Russia svanisce, emerge la trama ucraina per aiutare la Clinton”. La storia inizia così:

Ora abbiamo prove evidenti del fatto che Christopher Steele, una spia britannica in pensione, ha iniziato la sua ricerca in quello che alla fine è diventato il famigerato dossier di collusione della Russia con una serie di conversazioni con il funzionario superiore del Dipartimento di Giustizia Bruce Ohr tra dicembre 2015 e febbraio 2016 per assicurare delle prove contro Manafort.

Sappiamo del negozio dell’FBI allestito nell’ambasciata statunitense a Kiev per assistere la sua inchiesta su Ucraina-Manafort… mentre usa Steele come informatore all’inizio della sua indagine sulla Russa. E sappiamo che la campagna della Clinton stava usando uno studio legale per pagare una società di ricerche dell’opposizione per il lavoro di Steele nel tentativo di impedire a Trump di vincere la presidenza, nello stesso periodo in cui Steele stava aiutando l’FBI.

Uh Oh. E c’è molto di più.

Il piacere provocato dalla sfortuna (altrui) è un’emozione sgradevole, è doveroso rinunciarvi, specialmente in tempo di quaresima. Ma ho il sospetto che ne vedremo molte dall’estero nelle prossime settimane e mesi, mentre gli occhi vigili dell’FBI si spostano da Donald Trump su coloro i quali hanno passato gli ultimi due anni e mezzo a cercare di annientarlo.

 

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