Trump firma l’ordine esecutivo sul ‘Free Speech’ nei campus universitari: libertà di espressione vs. dittatura liberal

Il Presidente Trump ha firmato giovedì scorso l’ordine esecutivo che obbliga le università ad appoggiare la libertà d’espressione, pena la perdita dei fondi federali.

Il problema della censura e della limitata libertà d’espressione nei campus è un tema che ha acquisito, obtorto collo dei media tradizionali, dei vari Botteri e Lerner, una rilevanza sempre più grande.

Il Presidente ha invitato più di 100 studenti di orientamento conservatore alla cerimonia di firma dell’atto, sul punto ricordiamo che negli Stati Uniti le aggressioni ai danni di attivisti conservatori e repubblicani nelle università si sono fatte sempre più frequenti. Al punto che addirittura indossare un cappellino “Make America Great Again” è, secondo alcuni, assimilabile ad una sempiterna aggravante di “odio razziale”. Durante la cerimonia gli studenti hanno condiviso le loro esperienze, le aggressioni e censure subite, con il Presidente Trump.

I veri beneficiari dell’ordine esecutivo sono, alla fine, tutti gli studenti universitari che ancora non hanno una chiara visione del mondo, un’ideologia o idee di riferimento, e che pertanto vogliono scoprire tutte le sfaccettature che il mondo della politica può offrire. I college americani non sono nati come spazi sicuri per gli studenti, in cui rifugiarsi dai problemi del mondo e dal confronto reciproco.

Trasformando i college da istituzioni di crescita e formazione personale ed intellettuale a camere di risonanza per una certa parte della popolazione studentesca, tutti gli studenti si sono visti privare di opportunità di crescita fondamentali per interfacciarsi col mondo: dialogo e retorica, tesi ed antitesi, dibattito tra opposti, pensiero critico, tutto rimpiazzato da “trigger warnings” e restrizione della libertà d’espressione.

I college e le università non devono indottrinare gli studenti, ma educarli, difatti è percepita con amarezza la necessità di obbligare gli amministratori degli atenei statunitensi a rispettare il I emendamento della Costituzione, eppure atto necessario, data l’alternativa.

Un sondaggio della Brookings Institution mostra il quadro del problema: il 51% degli studenti ritiene giusto togliere la parola ad uno speaker per qualsiasi motivo, ed il 19% addirittura giustifica la violenza come mezzo per mettere sotto silenzio chi ha visioni opposte alle proprie. Più di 400 istituzioni scolastiche americane sono sottoposti a regimi di riduzione della libertà di parola.

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