Il Senato a maggioranza GOP stronca l’emergenza nazionale di Trump.

Anche in Senato passa la mozione per porre fine all’emergenza nazionale di Trump (con una maggioranza però inferiore alla prova del Veto)

Giovedì il Senato ha approvato una risoluzione che porrebbe fine all’emergenza nazionale dichiarata dal Presidente Donald Trump al confine meridionale, seppur con una maggioranza inferiore a quella necessaria alla prova del veto. Il Presidente ha già minacciato di porre il veto.

Il Senato ha approvato una risoluzione con esito 59 a 41, che metterebbe fine all’emergenza nazionale. Il voto è stato caratterizzato da un compatto sostegno democratico per la risoluzione e da una sorprendente quantità di repubblicani, ben 12, che hanno votato a favore. La Camera ha approvato la sua versione della risoluzione a febbraio, anche qui con l’aiuto di 13 repubblicani.

Diversi repubblicani al Senato hanno votato contro l’emergenza nazionale del Presidente: i Senatori Lamar Alexander (R-TN), Mitt Romney (R-UT), Mike Lee (R-UT), Rand Paul (R-KY), Susan Collins (R-ME), Lisa Murkowski (R-AK), Pat Toomey (R-PA), Jerry Moran (R-KS), Rob Portman (R-OH), Roger Wicker (R-MS), Marco Rubio (R-FL) e Roy Blunt (R-MO) hanno votato a favore della soppressione dell’emergenza nazionale, che renderebbe così più difficile assicurare il confine meridionale americano.

Il senatore Thom Tillis (R-NC), che in precedenza aveva dichiarato che avrebbe votato per porre fine all’emergenza, ha successivamente fatto sapere che avrebbe sostenuto lo stato di emergenza voluto dal POTUS, dopo che Trump ha assicurato che lavorerà con i repubblicani per costituire un’autorità nazionale di emergenza. Tillis è in corsa per la rielezione nel 2020.

In un’intervista rilasciata a Breitbart News questa settimana, il presidente Trump ha affermato di trovare “difficile credere” che qualche repubblicano avrebbe votato contro i suoi sforzi per rinforzare la frontiera.

Sembra dunque fallito il piano di Mitch McConnel, Majority leader dei repubblicani al Senato, per aggirare l’empasse che si era venuto a creare ai tempi dello Shutdown, proprio sulla questione dei finanziamenti del muro al confine con il Messico: McConnel aveva proposto al Presidente di accettare il compromesso per evitare un nuovo Shutdown, in cambio dell’appoggio del Senato alla dichiarazione di un’emergenza nazionale, che avrebbe consentito al Presidente di procedere comunque al finanziamento dell’opera senza l’avvallo di ulteriori fondi da parte del Congresso, e superare quindi l’ostruzione democratica.

VETO!

Subito dopo la bocciatura del Senato, Donald Trump ha commentato lapidario via Twitter: “Veto“. Poco prima del voto l’inquilino della Casa Bianca aveva difeso la sua dichiarazione di emergenza:

Un voto dei senatori repubblicani a favore della risoluzione è un voto a favore di Nancy Pelosi, del crimine e dei confini aperti.

Ma molti fra le file repubblicane non hanno ceduto alle pressioni del presidente e hanno votato contro la dichiarazione, con la quale – è la loro tesi – Trump abbia superato l’autorità che gli è concessa dalla Costituzione.

Seppur abbia subito una bocciatura, la sconfitta per Trump è solo simbolica, visto che ha già annunciato che porrà il veto. Per le regole che disciplinano il potere di veto presidenziale, è quasi impossibile che il Senato (l’ultima ramo del Congresso che ha votato sulla norma e a cui, se viene apposto il veto, dovrà tornare) riesca a superare il veto del presidente, dato che servirebbe stavolta il voto dei 2/3 dei senatori. Tale scenario aprirebbe esiti confortanti anche per la Camera, che, sebbene a maggioranza democratica, non ha espresso una maggioranza così univoca, quella dei 2/3, contro il Presidente. La Palla lanciata da Nacy Pelosi potrebbe quindi ritornarle indietro.

Una seccatura, certo, ma non cambia più di tanto la situazione. McConnell ha preso un rischio calcolato, date le regole del sistema USA: lasciare che fosse il Senato a votare per ultimo permette ai repubblicani di far passare comunque l’emergenza nazionale subito nel ramo del Congresso a loro “più favorevole”, e di rimando alla Camera, dato che il fronte del “NO” ha vinto la battaglia ma non la guerra. Infatti non sono previsti altri cambi di fronte, e la maggioranza di 59 a 41 non è sufficiente a superare l’asticella dei 2/3 richiesta per aggirare il veto presidenziale (ne servirebbero infatti 67). Situazione pressochè identica alla Camera. Uno scenario previsto e sfruttato da McConnell. Non si spiega altrimenti perchè negli USA siano tutt’ora in corso ben 15 emergenze nazionali.

Per cui: il Presidente avrà comunqnue il suo muro, i democratici potranno dire di aver dato “scacco” al Presidente e i repubblicani dissidenti di aver “difeso la Costituzione”. Tutti contenti insomma. I Check and Balances hanno dimostrato ancora di funzionare: il Congresso non finanzierà oltre una certa quota il muro e non autorizzerà ulteriori spese in tal senso; tuttavia non potrà costringere il presidente a “non fare niente”; quest’ultimo dovrà quindi arrangiarsi nell’ambito delle sue prerogative e con le risorse concessegli nell’ampio budget federale. Un ottimo sistema, poichè i poteri si limitano tra loro ma nessuno ha il potere di prevaricare l’altro. Ognuno nel suo quindi.

Molti senatori repubblicani si sono schierati con il presidente e hanno detto che Trump ha ragione ad agire per proteggere il confine meridionale.

Il senatore Graham (R-SC), chairman del Senate Judiciary Committee, ha dichiarato giovedì:

Ho votato con il presidente Trump e ho respinto la mozione di disapprovazione di Nancy Pelosi per quanto riguarda la dichiarazione di emergenza per costruire una barriera sul confine meridionale.

La senatrice Marsha Blackburn (R-TN) ha dichiarato, in vista del voto, che voterà per mantenere l’emergenza nazionale di Trump, affermando:

Dal momento che il Congresso ha conferito poteri di emergenza al ramo esecutivo nel 1976 ai sensi del National Emergencies Act, i presidenti di entrambi i partiti hanno dichiarato le emergenze nazionali negli Stati Uniti in situazioni molto meno gravi della crisi umanitaria e di sicurezza che sta attualmente affliggendo il confine meridionale. Il presidente ed il Congresso devono agire rapidamente per proteggere i nostri confini, proteggere i nostri cittadini e difendere la nostra sovranità. Sostengo la dichiarazione di emergenza nazionale del Presidente Trump.

Il senatore David Perdue (R-GA) ha recentemente riferito a Breitbart News che, nonostante alcuni resoconti dei media, permane una “five-alarm crisis” al confine meridionale.

C’è una five-alarm crisis in corso laggiù. Non c’è solo il traffico umano; c’è anche il traffico di droga. Non si tratta solo di costruire il muro; si tratta di chiudere le scappatoie e dare agli agenti di pattuglia di confine le risorse di cui hanno bisogno.

Il conservatore della Georgia si è recato in febbraio al confine meridionale con il senatore Steve Daines (R-MT) e ha assistito in prima persona alla crisi al confine. Perdue ha dichiarato a Breitbart News che la crisi al confine è “sconcertante”. I due repubblicani hanno visitato i punti di attraversamento illegali e hanno ricevuto spiegazioni in tempo reale dagli agenti di pattuglia di frontiera. Ha dichiarato Steve Daines (R-MT):

Il Montana è uno stato di confine settentrionale ma con un problema al confine meridionale. Le nostre comunità in tutto il Montana sono dilaniate dall’alluvione di metanfetamina messicana che sta attraversando il nostro confine meridionale. Dobbiamo proteggere i nostri cittadini e proteggere il confine.

L’annuncio del voto del Senato arriva quando un sondaggio Morning Consult/Politico rivela che quasi i 3/4 degli elettori repubblicani voterebbero più probabilmente per un candidato se questi appoggiasse l’emergenza nazionale di Trump al confine.

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