Nancy Pelosi esclude l’ipotesi di Impeachment per il Presidente Trump

Nancy Pelosi, la Speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, ha detto in un’intervista al Washington Post di essere contraria a chiedere l’impeachment per il presidente Donald Trump.

Sono contraria all’impeachment. È una notizia. Vi darò una notizia perché questa cosa non l’avevo mai detta ai giornali. Ma vista la domanda, ti dico quello che penso: l’impeachment è una cosa così controversa che a meno che ci siano motivi davvero stringenti e un sostegno bipartisan, io non credo si debba andare in quella direzione. Perché dividerebbe il paese. E non ne vale la pena.

L’impeachment è il procedimento con il quale si prevede il rinvio a giudizio di titolari di cariche pubbliche qualora si ritenga che abbiano commesso determinati illeciti nell’esercizio delle loro funzioni.

Di attivare questa procedura si è parlato – a memoria di molti – praticamente da subito dopo l’elezione di Donald Trump. Accusato da molti Democratici di gravi violazioni nell’esercizio dei suoi poteri presidenziali, l’argomento più “forte” è stato, tra gli altri, la decisione di licenziare il capo dell’FBI James Comey nel 2017 – tra l’altro, atto assolutamente legittimo che il Presidente degli Stati Uniti può fare, poichè spetta a lui la nomina dei funzionari pubblici (anche se è dibattuta la possibilità in capo al POTUS di “licenziare” semplicemente i funzionari, una posizione chiara in merito ancora non è stata presa. Comunque a decidere su ricorso presentato dall’interessato è, caso per caso, la SCOTUS, e non una procedura d’impeachment).

Attualmente, a parte creare 5 mln di posti di lavoro ed urtare i sentimenti delle “anime belle” democratiche, possiamo dire che non abbia commesso altri “reati”.

Nonostante la copertura mediatica, con immancabili riferimenti alla “minaccia” di questa procedimento ad ogni servizio che annunciasse contestazioni ad un provvedimento o ad un “guaio” del Presidente, è sempre stato molto improbabile che si arrivasse davvero all’avvio dell’impeachment.

La procedura di Impeachment

L’impeachment non è una procedura rapida e snella come può essere – facendo un paragone improprio ovviamente, ma che coincide con il risultato che si vuole ottenere – un “voto di sfiducia” ad un Governo. E’, al contrario, molto lunga e complessa. Richiede l’intervento di entrambe le Camere del Congresso  (la House per formulare l’accusa e il Senate per svolgere il giudizio): ma non è che “basta” depositare una mozione ed avere una maggioranza avversa al Presidente che te la voti: No! servono prove, audizioni, indagini, sedute, votazioni… bisogna formulare (e non semplicemente paventare) un’accusa che stia in piedi e svolgere un processo vero e proprio. Una procedura, capite bene, che occupa molto tempo nell’arco di molti mesi, e può rallentare le altre attività ordinarie che svolge il Congresso.

Ecco perchè si utilizza al meglio quando ricorrono – in estrema sintesi – “gravi casi”:

Il potere di impeachment è dato da questa Costituzione per punire i grandi criminali.

Così James Iredell, giudice della Corte Suprema ai tempi di George Washington, descriveva la facoltà esercitata dal Congresso americano di mettere sotto accusa i presidenti.

Indagini a sfondo politico che non portano a prove dirette contro il presidente dopo anni di svolgimento, i sentimenti turbati ed offesi dei sostenitori democratici, accuse di razzismo e di sessismo, antipatie ed odio nel confronti del Commander in Chief, non possono, ovviamente, fondare alcuna procedura di impeachment che abbia un senso.

Le cose parevano essere cambiate (a sentire i Mainstream Media) con le elezioni di midterm del 2018, in cui i Democratici avevano ottenuto la maggioranza alla Camera, ma la Speaker Pelosi ha confermato che il partito non si muoverà in quella direzione.

Complice, forse, anche le lungaggini di un Russiagate ormai arenatosi, nella cosapevolezza che non porterà a nulla; di un’ulteriore inchiesta per abuso di potere, che, si voleva, sostituisse il primo, ma che non porterà anche questa a nulla; e, infine, il fatto che Nacy, che può non star antipatica ma è politicante navigata, ha capito che una procedura di impeachment avrebbe favorito l’ala radicale e socialista del suo partito, che si sarebbe intestata il “merito” di un voto favorevole alla messa in stato di accusa del Presidente alla Camera, ma senza portare alcun beneficio all’ala moderata e più centrista del partito.

Un Congresso spaccato non può essere terreno per una procedura d’impeachment alquanto pretestuosa, poichè il ‘muro contro muro’ dei due principali partiti porta l’uno ad accusare e l’altro a difendere il suo Presidente ma non cambia gli equilibri più di tanto: nel caso in specie, anche se la Camera avesse formulato un’accusa, i repubblicani al Senato avrebbero fatto quadrato (come avvenne nel caso di Bill Clinton, vedi sotto).

Casi di Impeachment nella Storia americana

Nella Storia sono stati sottoposti a impeachment solamente Presidenti democratici: Andrew Johnson (1868) e Bill Clinton (1999). Non si può invece parlare di impeachment per i casi dei repubblicani Spiro Agnew (1972), vicepresidente di Richard Nixon e di quest’ultimo stesso (nel 1973 per lo scandalo Watergate), poiché le dimissioni di entrambi chiusero la procedura prima che venisse avviata formalmente.

Andrew Johnson, vice di Abraham Lincoln subentrato alla presidenza dopo l’assassinio di quest’ultimo, fu sottoposto a impeachment per alcuni supposti abusi nell’esercizio dei suoi poteri, nel quadro di un conflitto senza esclusione di colpi con il Congresso. Johnson era contrario alla politica fortemente punitiva che il Congresso stava adottando nei confronti degli Stati del Sud a conclusione della guerra di secessione americana (1861-1865); si salvò per un solo voto, ma il partito democratico non lo ricandidò più.

Bill Clinton ha subito l’impeachment per aver mentito sulla sua relazione con una giovane stagista della Casa Bianca, Monica Lewinsky (da qui uno dei capi d’imputazione, lo spergiuro), e inoltre per aver ostacolato la giustizia, in particolare a causa delle pressioni esercitate su alcuni collaboratori affinché non emergesse la verità. La tesi che ha prevalso è stata però che questi comportamenti attenevano più alla sfera privata che a quella pubblica del Presidente; perciò il Senato (a maggioranza democratica) lo ha assolto nel febbraio del 1999.

Nessun Presidente è quindi mai stato rimosso nella storia americana con questa procedura fin’ora.

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