#Osservatore Risponde: Questa settimana parliamo di “Trump come Jackson?”

Eccoci per una nuova edizione de L’Osservatore Risponde.

Alcuni definiscono Trump come un Presidente “Jacksoniano“. Cosa lo accomunerebbe al Presidente Andrew Jackson?

R. Andrew Jackson è forse uno dei presidenti più controversi della storia americana, gli storici d’oltreoceano scrivono e parlano di lui ancora con un certo imbarazzo. Allora Donald Trump cosa fa? Appena insediato fa mettere un suo ritratto nella Oval Room e il suo vicepresidente, Mike Pence, cosa dice? Che la vittoria di Donald Trump è una delle più memorabili dai tempi di quella di Andrew Jackson. Per la stampa lo scoop è servito.

Ora se si ragiona con mente più lucida, si può capire come definire Trump un “jacksoniano” sia in realtà molto azzardato. Jackson, come Trump, era contraddistinto certamente da un carattere molto “spontaneo” e altrettanto spontanea e semplice era la sua oratoria (molto poco, sono cose che si potrebbero dire di molti altri Presidenti). Certo è che Andrew Jackson è stato considerato dai suoi contemporanei come un presidente dai tratti “autoritari” (i suoi oppositori diedero vita infatti al Partito Whig). Certo questo dato, nelle mani dellla comunicazione mainstream – che vede Trump come un Presidente altrettanto dai modi “autoritari” (se non para-fascisti) – ha aiutato, nell’autoconvincimento tipico di chi è abituato a fare comunicazione (da solo), ad autoinstillarsi la veridicità del paragone.

Paragone che però, nei fatti, non sussiste. Pochi sono i punti di contatto, molti i punti di distacco: Andrew Jackson disse sempre di essere un garante dei piccoli proprietari dell’Ovest, contro l’elites finanziare del Nord-Est e quelle terriere del Sud. Questa è già una grande differenza che lo distanzia dal Tycoon, molto vicino alla grande industria americana, che come vediamo cerca di tutelare, per motivazioni di natura politica e non economica, dalla concorrenza sleale cinese. Jackson, inoltre, impostò la sua presidenza con un approccio assolutamente centralista (da qui, anche, l’accusa di autoritarsimo), mentre Trump tutt’ora cerca scrupolosamente di non ingerire là dove i singoli Stati hanno la loro giurisdizione. Basti pensare che quando la Carolina del Sud rifiutò una legge federale sui dazi, Jackson mandò una flotta al largo della costa di Charleston per costringerla ad accettarla – difficile che il Tycoon possa fare qualcosa anche di lontanamente simile. Differenze ovviamente date anche dai diversi contesti storici, e questa basterebbe già come argomentazione per evidenziare l’inutilità e l’infondatezza di qualsiasi accostamento tra i due presidenti.

N.B.: Andrew Jackson ha comunque delle piccole note positive: nel corso della sua, seppur discutibile, presidenza, abolì diverse restrizioni al voto, introdusse il voto segreto e rese elettive diverse cariche che prima non lo erano.

Appuntamento dunque alla prossima settimana! Mandateci altre domante e non dimenticate… #osservatorerisponde

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