Rand Paul voterà a favore della risoluzione per bloccare lo stato di emergenza, ma Trump può ancora cavarsela

La situazione per Donald Trump pare essersi “leggermente” complicata.

Dopo che la risoluzione per bloccare lo stato di emergenza, proclamato dal presidente degli Stati Uniti in modo da ottenere i fondi necessari per costruire il muro al confine con il Messico è stata approvata dai democratici alla Camera dei rappresentanti, dove hanno la maggioranza. La misura approvata revoca l’ordine esecutivo con il quale Trump ha dichiarato l’emergenza nazionale ed è stata approvata con 245 voti favorevoli e 182 contrari. Ora però rischia di essere approvata anche al Senato, seppur a maggioranza repubblicana.

Se inizialmente i membri favorevoli a tale risoluzione contro lo stato di emergenza sembravano essere solamente tre: Susan Collins (R- Maine), Lisa Murkowski (R- Alaska) e Thom Tills (R-NC), a costoro si è poi aggiunto Rand Paul (R- Kentucky).

Paul che da sempre si dichiara un libertariano e un “conservatore costituzionale”, non è la prima volta che si trova in disaccordo con il tycoon nonostante sia uno dei suoi più accesi supporters all’interno del partito dell’elefantino, ha affermato in suo intervento pubblicato su Fox News

Sostengo il presidente Trump. Ho sostenuto la sua lotta per ottenere finanziamenti per il muro da repubblicani e democratici allo stesso modo, e condivido il suo punto di vista sul fatto che abbiamo bisogno di maggiore e migliore sicurezza alle frontiere. Tuttavia, non posso sostenere l’uso dei poteri di emergenza per ottenere maggiori finanziamenti, quindi voterò per disapprovare la sua dichiarazione quando arriverà prima del Senato. Ogni singolo repubblicano che conosco ha criticato l’uso del potere esecutivo da parte del presidente Obama per legiferare. Avevamo ragione allora. Ma l’unico modo per essere un onesto impiegato è difendere gli stessi principi, indipendentemente da chi sia al potere.

Un voto determinante dal momento che essendo la maggioranza repubblicana al Senato pari a 53 esponenti, bastando un voto a maggioranza semplice, con 4 defezioni interne al GOP la risoluzione passerebbe senza problemi.

Ma Donald Trump ha in mano due carte importantissime per riuscire a spuntarla:

La prima vede la “palla” passare nelle mani di un vecchio leone come il presidente del Senato (nonché collega di Paul per il Kentucky) Mitch McConnell, il quale si è già messo a lavoro avviando una procedura finalizzata ad inserire alcune importanti modifiche alla risoluzione votata dalla Camera dei Rappresentanti e rimandarla al mittente. Un’operazione complessa, quasi impossibile dal momento che la costituzione degli Stati Uniti vieta alle due camere del Congresso di interferire l’una con l’altra, tuttavia a McConnell l’abilità politica per portare a termine un’operazione così difficile non manca. Se ciò andasse a buon fine, il Senato potrebbe tirare un sospiro di sollievo e trattare con i dissidenti per concordare una nuova risoluzione.

La seconda carta, invece, è tutta nelle mani della Casa bianca. Il “famigerato” veto. La costituzione garantisce al presidente degli Stati Uniti la facoltà di respingere una legge e rimandarla indietro al Senato, che poi, per forzare il veto, necessita di una maggioranza di 2/3. Una maggioranza che potrebbe essere raggiunta solo dalla defezione di altri 12 senatori repubblicani. Uno scenario altamente improbabile.

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