Il tuo partito non fa più presa sull’elettorato? Allora proponi  la distruzione della Costituzione!

L’Assemblea Generale del Colorado ha approvato in entrambe le Camere un accordo per scardinare il sistema dei Grandi Elettori che contraddistingue l’elezione del Presidente (e del Vice-Presidente). Anche il Colorado sposa così il “National Popular Vote Interstate Compact”.

In che cosa consiste? Molto semplicemente, questo accordo consentirebbe ai singoli Stati – che lo approvassero – di assegnare tutti i Grandi Elettori che esprimono, non più al candidato presidente che vince in quello Stato, bensì al candidato che vince il voto popolare complessivo nei 50 stati più il Distretto di Columbia. L’obiettivo è chiaro: trasformare un sistema maggioritario plurinominale (quello attuale), in un sistema praticamente proporzionale, relegando così il voto dei Grandi Elettori a un “cerimoniale” vacuo ed inutile.

I democratici, controllando sia la Camera che il Senato dello Stato, sono riusciti facilmente a far passare l’accordo inter-statale: esso ha quindi valore di legge all’interno dello Stato del Colorado, ma, dovrà però passare per l’approvazione del Congresso a Washington prima di diventare definitivo ed esplicare così i propri effetti giuridici (infatti, secondo la Costituzione, gli accrodi tra gli Stati – salvo rari casi – non sono validi se non sono approvati dal Congresso).

Compatta l’opposizione repubblicana: nessun deputato o senatore, in quota al GOP, ha votato a favore – forse, loro si sono ricordati di aver giurato di difendere la Costituzione!

Il Colorado è il 12° stato che ha approvato questa follia incostituzionale, insieme ad Hawaii, California, Washington, Illinois, Vermont, Massachusetts, Connecticut, Rhode Island, New York, New Jersey, Maryland e District of Columbia (guarda caso, tutti stati con assemblee legislative a maggioranza democratica).

Ma per capire dove sta il problema, bisogna ripassare un po’ la Storia. Premessa necessaria perchè, la comprensione di un siffatto sistema come quello del Collegio Elettorale statunitense, può risultare inconcepibile agli occhi di un europeo.

Perché gli Stati Uniti D’America hanno il sistema dei Grandi Elettori che formano in “Collegio Elettorale” per eleggere il Presidente?

Bisogna tenere sempre presente, per affrontare l’argomento con la dovuta serietà, che gli Stati Uniti sono notoriamente una Federazione di Stati. Stati indipendenti che si sono prima “confederati” e che successivamente hanno dato vita ad una “federazione”: una federazione nata “dal basso”, e non decisa a tavolino “dall’alto”. Come sintetizza bene il Prof. Marco Bassani con questo bellissimo gioco di parole:

“Gli Stati Uniti sono ‘stati’ che non sono ancora ‘stati’ uniti”.

In poche parole (come funzionano gli Stati Uniti): i Padri Fondatori volevano basare gli Stati Uniti su due principi fondamentali: la separazione dei poteri ed il federalismo. Abbiamo quindi una divisione dei poteri sia in senso orizzontatale (la ben nota ‘tripartizione dei poteri’: legislativo, esecutivo e giudiziario – che in America è particolarmente netta), ma anche in senso verticale: ovvero tra ‘Washington’ (il governo federale) ed i singoli Stati.

Questa divisione di poteri, assieme ad altre previsioni, contribuisce a creare il sistema di “check and balances” sia tra i poteri dello Stato federale, ma anche tra Federazione e gli stessi Stati, proteggendo le libertà individuali dei cittadini dall’interferenza e dagli abusi del potere statale (e federale) e scoraggiando le derive autoritarie, in quanto i membri del Congresso rappresentano sia i singoli individui (Camera) ma anche i cittadini del loro Stato di provenienza (Senato).

Questi Stati, che compongono una Federazione di Stati, e che mantengono comunque molte prerogative di uno Stato vero e propio (non solo possono darsi le proprie imposte, ma anche le proprie leggi, fianco il proprio ordinamento giuridico, e, cosa più importante, essi partecipano al processo di revisione della Costituzione!) devono però in qualche modo eleggere il ‘capo’ di questa Unione di Stati.

Ovviamente, però, non essendo possibile che tutti gli Stati membri abbiano lo stesso numero di abitanti (come accade nei collegi uninominali del sistema maggioritario, in cui confini sono disegnati per consentire ad ogni collegio di contenere approssimativamente lo stesso numero di elettori) ma essendo comunque Stati che dovranno avere a che fare con colui che guiderà la Nazione, bisogna trovare una via che coniughi voto popolare e natura federale.

E qui si inserisce il Collegio Elettorale.

Regolato nella Costituzione al 12° emendamento (introdotto nel 1804), lo scopo è quello di far sì che tutti gli Stati partecipino ‘in maniera eguale’ alla corsa presidenziale.

In estrema sintesi, l’elezione del presidente degli Stati Uniti (e del Vice Presidente) avviene attraverso questo sistema: ad ogni stato viene assegnato un numero di Grandi Elettori pari al numero dei rappresentanti che ha nel Congresso, quindi sfruttando la composizione proporzionale con cui è composta la Camera, il numero dei deputati viene sommato ai due canonici Senatori previsti per tutti gli Stati; la somma determina il numero dei Grandi Elettori dello Stato. Il giorno dell’Election Day gli elettori votano per il candidato presidente ed esprimono così la delegazione, pari al numero dei Grandi Elettori previsti per lo Stato, che andrà poi ad eleggere il Presidente. Chi vince, in generale, piglia tutti i Grandi Elettori che lo Stato esprime (winner take all). Diventa Presidente così chi ha la maggioranza dei Grandi Elettori. Fine.

Così detto, semplificando, le elezioni negli USA non funzionano esattamente come nel contesto generale europeo, ma è come se ogni Stato si facesse da sè la propria elezione presidenziale e poi tutti assieme messi in cerchio si chiedessero per chi ha votato l’altro e tutti assieme contribuiscano ad eleggere chi dovrà guidare la loro Unione.

Perché questo? Il Collegio Elettorale è presidio a garanzia di quello che dicevamo prima: l’eguale partecipazione degli Stati all’elezione del “Commander in Chief”. E’ chiaro che un sistema “una testa, un voto” non valorizzerebbe assolutamente la natura ‘federale’ degli States, in quanto il voto degli elettori degli Stati più piccoli conterebbe poco o nulla, mentre il ‘Capo’ della Federazione diverrebbe appannaggio esclusivo degli elettori degli Stati più popolosi. Il sistema quindi da una ‘chances’ agli Stati più piccoli, incentivando in questo modo i candidati a dare la medesima importanza sia ai grandi centri urbani come alle aree rurali.

Questo è ancor più importante se si legge il sistema alla luce della parole di Alexander Hamilton, che nei “Federalist Papers”, al n. 68, scrisse:

“L’ufficio della presidenza non cadrà mai nelle mani di nessun uomo che non abbia le doti richieste. I talenti di basso intrigo e le piccole arti di popolarità, possono essere sufficienti per elevare un uomo ai primi onori di un singolo Stato, ma serviranno altri talenti e altri meriti per garantirgli stima e fiducia in tutta l’Unione, o quantomeno di una parte considerevole e necessaria per renderlo un candidato di successo.”

Si può dunque intuire come i Padri Fondatori non ebbero alcuna intenzione di creare una ‘pure majority democracy’ perché la consideravano la ‘tirannia della maggioranza’.

Invece, con questo sistema è dunque impossibile vincere un’elezione solamente con i voti di una determinata area del Paese. Questa distribuzione del ‘peso’ elettorale tra gli stati, non è giusta o sbagliata, ma rappresenta al meglio l’unione di molte realtà spesso frammentate, diverse tra di loro, tutela le aree rurali ed è forse il più grande esempio del genio politico dei Founding Fathers, che hanno messo al centro della Costituzione le libertà individuali che sono a capo di ciascuno fin dalla nascita.

Il National Popular Vote Interstate Compact va nella direzione opposta a quanto detto fin’ora: introduce un sistema molto “europeo” (ecco perché piace così tanto nel Continente, ma che è tipico degli ‘Stati nazione’ europei, in cui esiste solo il rapporto stato-cittadino, e non ci sono enti di mezzo tra quest’ultimo ed il potere enorme dello Stato. Nella storia europea si può vedere come questo rapporto si sia declinato nella Storia, anche recente, mentre i presidi di libertà dei Padri Fondatori hanno retto fino ad oggi e hanno preservato gli States dalle dottrine autoritarie che invece, hanno flagellato più o meno tutti i paesi del Vecchio Continente. Immaginate quindi le premesse da cui partono i democratici.

E’ quindi un ‘attentato terroristico’ alla Costituzione (questa sì, più ‘Bella del Mondo’) e smaschera ancora una volta i capricci dei democratici che, pur di assicurarsi la vittoria, sono disposti a cambiare le regole del gioco in una maniera alquanto ridicola e penosa, per le ragioni che ora spiegheremo.

Per farvi capire ‘l’obrobio giuridico’ che stiamo descrivendo, basti pensare al caso in cui, una volta approvato dal Congresso e qualora dovesse ripetersi una situazione simile a quella accaduta nel 2016, gli Stati che hanno siglato questo accordo concederanno dunque i propri Grandi Elettori a chi avesse vinto il voto popolare, anche se questi non abbia vinto in quello Stato! In sostanza, i 12 stati che abbiamo menzionato stanno dicendo ai propri cittadini: “votate chi vi pare! Tanto deciderà qualcun’altro per voi”. E’ mai possibile che si arrivi a rendere inutile un’elezione in uno Stato, solo perché il voto dei suoi elettori “non corrisponde” a quello di tutti gli elettori americani? Fate un po’ voi!

Questo succede quando non si conosce la Storia del propio Paese. Avrebbe avuto molto più senso proporre di abolire in toto il Collegio Elettorale. Invece la proposta non lo abolisce, ma lo rende sostanzialmente inutile proprio nel momento in cui servirebbe maggiormente!

Il bello di questo esempio, se mai si riproponesse anche nel 2020, è che, ovviamente allo stato attuale – quindi immaginiamo sia approvato in via definitiva dal Congresso (ma, non essendo un emendamento alla Costituzione, non tutti gli Stati sarebbero obbligati ad adottarlo) l’NPVIC sarebbe totalmente inutile agli scopi che si prefiggono i democratici! Infatti tutti i 12 Stati che l’hanno approvato, sono stati vinti da Hillary Clinton: quindi, in ogni caso, Trump sarebbe diventato comunque Presidente! Certamente la questione diverrebbe paradossale, per le ragioni riportate sopra, qualora altri Stati decidessero di aderirivi.

In definitiva, quando vi chiederanno: ma perché i democratici vogliono abolire il Collegio Elettorale? Voi risponderete: “perché lo perdono!”

Ah e comunque, se ancora non siete convinti, più del 20% dei voti che ha ricevuto la Clinton nel 2016 vengono da New York e dalla California. Vorrà dire qualcosa?

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