Cohen accusato di spergiuro: Ha fatto “numerose dichiarazioni volontariamente ed intenzionalmente false” durante la testimonianza

In aggiunta a quanto scritto nel nostro primo (e speriamo ultimo) articolo sull’FBI-gate, a riprova del fatto che i giornali italiani (e americani che gli passano le notizie) non sono ben consci (forse in malafede?) di chi si stia parlando, Michael Cohen è stato accusato di aver commesso spergiuro e di “aver fatto numerose dichiarazioni volontarie ed intenzionalmente false” durante la testimonianza di mercoledì davanti alla Commissione di sorveglianza della Camera.

In una criminal referral letter al procuratore generale William Barr, i Repubblicani Jim Jordan (R-OH) e Mark Meadows (R-NC) hanno detto che l’ex-avvocato personale del presidente Trump era “a volte in diretta contraddizione con le asserzioni contenute nelle memorie redatte dall’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York (SDNY)”.

In altri casi, le dichiarazioni di Cohen sono state “immediatamente contraddette dai testimoni con conoscenza diretta dell’argomento”.

Diverse volte, durante la sua testimonianza, Cohen avrebbe negato di aver commesso vari atti fraudolenti di cui si è dichiarato colpevole in un tribunale federale. Nello specifico, Cohen avrebbe dichiarato: “Non ho mai frodato alcuna banca”. Falso. Cohen si è dichiarato colpevole, oltre di 5 casi di evasione fiscale, di false dichiarazioni proprio ad un istituto bancario.

Ha poi ripetutamente dichiarato di non aver mai cercato un impiego alla Casa Bianca dopo l’elezione del presidente Trump. Questo è falso. Questa testimonianza è in conflitto diretto con i documenti depositati dalla Procura degli Stati Uniti per la SDNY:

Durante e dopo la campagna, Cohen ha detto in privato ad amici e colleghi, anche in messaggi di testo sequestrati, che si aspettava di ricevere un ruolo e un titolo di primo piano nella nuova amministrazione. Quando ciò non si è concretizzato, Cohen ha trovato un modo per monetizzare la sua relazione e la vicinanza al Presidente.

Tale versione è confermata dal figlio del presidente, Donald Trump Jr. sul suo profilo Twitter.

Michael stava facendo pressioni a TUTTI per essere “Capo dello Staff”. Era la più grande barzelletta della campagna e dell’ufficio. Si è appena ripetuta di nuovo?

E, sempre su Twitter, da Arthur Scwartz, amico di Cohen:

Cohen: “Non volevo andare alla Casa Bianca”. Bugiardo. Si è lamentato con me in numerose occasioni sul fatto che POTUS non gli ha offerto un lavoro alla WH. #CohenTestimony

Cohen ha infine dichiarato di non aver commissionato l’account Twitter @WomenForCohen. “Non l’ho fatto in realtà” ha detto “è stato fatto da una ragazza che lavorava per RedFinch“. La dichiarazione di Cohen, in questo senso, potrebbe anche essere falsa. Il proprietario di RedFinch, John Gauger, ha riferito al Wall Street Journal che RedFinch ha stabilito l’account @WomenForCohen su indicazione stessa di Cohen.

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