Michael Cohen: “Ho mentito ma non sono un bugiardo”

Si può riassumere così, con le stesse parole di Michael Cohen, l’ennesima notizia “Bombshell” sul caso “FBI-gate” (altrimenti noto nelle cronache dei mainstream media come “Russiagate”) ovvero, la deposizione volontaria resa questo mercoledì dall’ex-avvocato personale di Trump, davanti alla commissione di Vigilanza della Camera.

Parlare di FBI-gate è ancora abbastanza inutile, e per vari motivi. Perchè è un processo squisitamente politico, dove si susseguono e si accavallano notizie, rivelazioni, rapporti “bomba” che si sgonfiano nel giro di poco tempo. Quando e SE si arriverà ad una conclusione, dopo due anni e mezzo di indagini, che porterà alla condanna del Commander in Chief allora varrà la pena parlarne; ma fintanto che regnano incertezza e inchieste senza ne capo ne coda, non vale la pena di tediare i lettori con “scoop” che poi tali non si rivelano. Fino ad ora siamo nella “No evidence” Area. Non si capisce perchè tra il Summit con la Corea del Nord, le tensioni tra India e Pakistan e una testimonianza (che analizzeremo qua sotto) di un avvocato risentito nei confonti del suo ex datore di lavoro e che sta per andare in carcere per fatti suoi propri, i media preferiscano focalizzarsi su quest’ultimo.

Gli articoli che potete trovare a riguardo sembrano (sono) fatti con lo stampino: lunga ed approfondita relazione sulla testimonianza di Cohen, sottolinendo le accuse fatte da quest’ultimo sul fatto che Trump sia “razzista” “truffatore” “imbroglione” etc. e due righe sul tweet in cui il Tycoon gli risponde per le rime, dicendogli che è un “bugiardo” a sua volta e che “mente per non andare in galera”. Il messaggio che si vuole far passare: guardate che Cohen dice la verità, e Trump sa solo difendersi con un tweet. Va bene, se questa è l’imparzialità.

Questa vignetta di Ben Garrison riassume bene il nostro pensiero.

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Ma visto che c’è questa asimmetria informativa, allora siamo costretti a raccontare tutta la storia, oltre a quella che leggete sui Mainstream Media.

Partiamo dall’inizio. Secondo quanto testimoniato da Cohen, il presidente Donald Trump avrebbe mentito agli americani sui suoi affari immobiliari in Russia e sarebbe stato a conoscenza (attraverso Roger Stone) del fatto che Wikileaks – il sito fondato da Julian Assange – avrebbe pubblicato delle e-mail rubate al partito democratico durante la campagna elettorale, danneggiando così la sua rivale Hillary Clinton. Cohen ha inoltre aggiunto di “vergognarsi” per la sua lealtà verso Trump, definito un “razzista”, un “truffatore”, un “imbroglione”.

Il presidente, ha raccontato Cohen, lo spinse a mentire sul progetto di una Trump Tower a Mosca, che proseguì anche durante la campagna elettorale del 2016.

“Io stavo negoziando per lui in Russia, ma lui mi guardò negli occhi e mi disse che non c’era alcun business in Russia. Poi andò fuori e mentì agli americani, affermando la stessa cosa. In questo modo stava dicendo anche a me di mentire“.

Trump ha ripetutamente negato di aver condotto degli affari con Mosca durante la campagna elettorale.

Cohen – che sta per andare in carcere dopo aver ammesso di aver commesso reati finanziari e di aver mentito al Congresso – ha detto che Trump gli diede istruzioni per pagare con modalità illecite (secondo lui) un’attrice porno per farla tacere sulla loro relazione e ha mostrato ai deputati un assegno, con la firma dell’attuale presidente, con cui Trump lo rimborsava dei costi.

Così possiamo riassumere la vicenda per come la leggerete sui media mainstream italiani e americani: insomma sembra fatta! E’ la notizia definitiva, tutto pronto per l’Impeachment quindi… con calma.

Quello che non vi diranno però è in seguito…

Anzitutto, il principale problema della sua testimonianza è stato messo in luce proprio dallo stesso Cohen quando ha affermato: “Ho mentito, ma non sono un bugiardo”.

Nel suo discorso di apertura davanti al Comitato della Camera per la Vigilanza e le Riforme, Cohen ha dichiarato:

Per quelli che mettono in discussione i miei motivi per essere qui oggi, capisco. Ho mentito, ma non sono un bugiardo. Ho fatto cose cattive, ma non sono un uomo cattivo. Ho fatto delle cose, ma non sono più il tuo “faccendiere”, signor Trump.

Cohen ha usato la sua testimonianza di apertura per ammettere di aver mentito al Congresso in una precedente testimonianza. Tuttavia, Cohen ha incolpato interamente delle sue menzogne proprio Trump, sostenendo:

“Mr. Trump mi aveva fatto intendere, attraverso le sue dichiarazioni personali, che entrambi sapevamo essere false, e attraverso le sue bugie raccontate davanti al Paese, che voleva che mentissi.

I problemi sulla credibilità di Cohen sono di primaria importanza dal momento che molte delle sue accuse contro Trump si basano solo sulla sua parola. L’ex-avvocato ha sì affermato che Trump perpetrasse una condotta criminale, utilizzasse un linguaggio razzista e mentisse sul suo patrimonio personale netto, ma sono tutte solamente “sue” affermazioni, non supportate da alcuna prova.

L’uso di Cohen come testimone chiave che ne fanno i democratici è reso ancora più ridicolo dal momento che a novembre, Cohen stesso, si è dichiarato colpevole, tra le altre cose, di aver mentito al Congresso in due processi separati. Pretendono quindi che ora, che accusa direttamente il presidente, egli venga creduto come se fosse il Profeta Maometto o il Vangelo sceso in terra per la seconda volta.

Uno di questi processi ha coinvolto il cd. “Russiagate”, la presunta cospirazione sulla collusione russa nelle elezioni americane, che è sotto l’indagine dell’ufficio del procuratore speciale, Robert S. Mueller. L’altro porcesso era un caso davanti ai procuratori federali a Manhattan, che nulla c’entra con il “Russiagate” (che sarebbe meglio chiamare a questo punto FBI-gate).

Cohen si è anche dichiarato colpevole di aver violato le leggi sul finanziamento elettorale e di altri reati finanziari (evasione fiscale e frodi bancarie).

Il memorandum di condanna di 40 pagine proveniente dal procuratore di New York riguardante il caso sulla raccolta fondi di Cohen per la campagna elettorale, dipinge lo stesso Cohen come un ingannatore, che ha ripetutamente mentito e mostrato una spiccata tendenza ad incolpare gli altri.

Il memorandum denuncia che la “coscienza del male” di Cohen è fugace, che il suo rimorso è minimo e che il suo istinto di incolpare gli altri è forte.

“Pur con tutta la rettitudine esteriore, Cohen ha vissuto una doppia vita“, hanno affermato i pubblici ministeri nella loro nota di condanna.

“Mentre Cohen ha presentato delle memorie che descrivono la sua buona natura, le prove raccolte ed i testimoni intervistati in questa inchiesta dipingono un quadro decisamente diverso – l’immagine di qualcuno che stava minacciando ed abusando intanto che procedeva per la sua strada“.

Cohen ha inoltre dichiarato di non avere le prove, ma solo “sospetti”, di una collusione tra l’attuale presidente degli Stati Uniti e la Russia durante la campagna elettorale del 2016. “Ci si è chiesti se io sapessi di prove dirette sulla collusione di Trump, o della sua campagna, con la Russia. Non ne ho. Voglio essere chiaro. Ma ho dei sospetti“.

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